La serie fotografica Illusioni di Francesca Bertolini raccoglie paesaggi lacustri o fluviali nei quali lo specchio d'acqua crea, con facile naturalezza, il suo doppio.
“Io mi sono limitata a ruotare verticalmente l'immagine dopo la stampa” – spiega con modestia l’artista reggiana che si è avvalsa unicamente della sua creatività fantasiosa per dar vita a fotografie che assomigliano, di primo acchito, ad arcani motivi incisi sulla corteccia di una quercia. Nessun artificio tecnico è stato usato. Nessun trucco ottico, nessuna diavoleria digitale.
Le sue opere raffigurano, per alcuni, ghigni ostili di bestie fantastiche, facce inquietanti di folletti maligni o presenze fantasmagoriche difficilmente identificabili. Evocando comunque irrequietezza e una sorta di turbamento irrazionale simile alla suspense in un film horror o a certe pagine di Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo. Per altri, al contrario, le sue fotografie riflettono la piacevolezza tranquillizzante della simmetria. Con quel gioco d’intarsi che risulta quasi melodico nella sua trama proporzionata.
“La cosa che più mi ha affascinato è il fatto che per quanto possa essere ferma l'acqua, essa non riproduce mai una replica precisa della realtà esterna. Pertanto le immagini gemelle ottenute non sono mai esattamente speculari”.
Il progetto, nato in Francia durante una vacanza sul fiume Lot che scorre pigramente in mezzo a un paesaggio meraviglioso, è proseguito poi vicino a casa, sia sulle rive dell’ Enza - un torrente a cui l’artista si sente particolarmente legata – sia al lago Calamone, sul monte Ventasso.
L’intento originale era quello di realizzare un lavoro sull' "altra faccia della natura". Una ricerca visiva, cioè, che pescasse nel riflesso dell’acqua l’anima oscura di donna Natura, che restituisse il luccichio dei suoi segreti liquidi, millenari.
Cose che normalmente sfuggono ad uno sguardo pratico frettoloso. Ma non alla sensibilità poetica di Francesca Bertolini, che attuando un’ingegnosa rotazione di mezzo giro dell’inquadratura, sbilancia l’equilibrio visivo dell’osservatore facendogli perdere ogni riferimento alla realtà oggettiva.
Ogni fotografia, come in un gioco sperimentale sofisticato, può dar vita a due diverse figure a seconda che la si giri a destra o a sinistra. Ma non è tutto: provate ad avvicinarvi e ad allontanarvi dall’immagine appesa e vedrete, per magia, disegni conturbanti sempre diversi che incantano gli occhi come sotto ipnosi. Ma non preoccupatevi. Sono tutte illusioni.
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